Specialità per Mmg, Milillo: ok ma senza Università

Specialità per Mmg, Milillo: ok ma senza Università
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Rassegna Stampa


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Specialità per Mmg, Milillo: ok ma senza Università

18/06/2014


«Scuola di specialità universitaria per i medici di famiglia? No, grazie». A dirlo nel corso dell’evento su Formazione e accesso al lavoro organizzato da Fnomceo la settimana scorsa a Bari, è stato il segretario nazionale di Fimmg Giacomo Milillo. L’idea di una scuola di specialità anche per Mmg, ventilata la scorsa settimana dal ministro Lorenzin, è positiva, secondo Milillo. «La Fimmg sui giovani ha preso impegni rispetto alla formazione, ma sono assolutamente da evitare gli inconvenienti che gli specialisti stanno già affrontando e che in gran parte dipendono dalla gestione universitaria». Molto meglio, continua Milillo «che le competenze restino appannaggio delle Regioni come già accade ora per i corsi di formazione per Mmg». Sulla stessa lunghezza d’onda Roberto Stella, componente del Comitato centrale Fnomceo secondo il quale «lavorare sulla formazione nella Medicina generale è cruciale» così come «è necessario uniformare i percorsi formativi» e rendere «più rapida l’introduzione in attività strutturate perché non è accettabile un tempo di “parcheggio” così lungo». Ciò premesso Stella ribadisce come la medicina generale rappresenti un’area «diversa e unica», perciò è benvenuto «il riconoscimento del titolo di specialità all’interno del percorso formativo, ma senza il controllo dell’Università. Meglio continuare su percorsi consolidati» conclude Stella «come le scuole regionali». Di sfumatura diversa, invece, il commento del presidente dell’Ordine milanese Roberto Carlo Rossi che nel commentare favorevolmente l’annuncio del ministro Lorenzin, ha aperto alla possibile gestione universitaria: «Mi auguro che le Università italiane che hanno corsi di laurea in Medicina avviino, al più presto, un confronto finalizzato a dare pronta attuazione a una specializzazione che sarà sempre più strategica per garantire il diritto alla salute ai cittadini, ma anche la sostenibilità del servizio sanitario nazionale».

Marco Malagutti

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