La ricerca in medicina generale: opportunità e necessità

La ricerca in medicina generale: opportunità e necessità
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La ricerca in medicina generale: opportunità e necessità

16/02/2016


Il termine “ricerca” indica, nell’accezione più generale, uno studio epidemiologico volto ad aumentare la conoscenza in merito ad una patologia (in termini di incidenza, percorso diagnostico, terapia). Nell’accezione più tradizionale del termine, per studio (o trial) clinico, si definisce un tipo di ricerca condotto per raccogliere dati circa la sicurezza e l’efficacia di interventi (farmacologici e non) sulla popolazione.

La regolamentazione della ricerca clinica in Europa ha origine dalla Dichiarazione di Helsinki elaborata nel Giugno del 1964 in occasione della diciottesima Assemblea Generale della World Medical Association (WMA). Questa dichiarazione fornisce alcuni principi etici per i medici e gli altri partecipanti alla ricerca medica che coinvolge soggetti umani. Essa rappresenta il primo tentativo da parte della comunità medica di autoregolare la ricerca clinica.
In Italia negli anni il ruolo di “ricercatore“ all’interno della categoria medica e nella concezione comune, è stato prevalentemente assunto dal medico specialista ospedaliero, forte del DM 04/12/1990 che non prevedeva una ricerca clinica di fase IV al di fuori dell’ambiente ospedaliero. Da allora molto è cambiato, anche in termini normativi, a causa del fatto che queste limitazioni permettevano l’applicazione di metodiche di ricerca solo su modelli limitati e su una popolazione che non rappresentava quella generale.

Oggi in Italia anche i medici di medicina generale possono condurre trial clinici di ricerca. Anzi, due decreti (DM 10 maggio 2001 e DM 17 dicembre 2004), sottolineando l’importanza di studiare l’ipotesi di intervento (farmacologico e non) nelle popolazioni dove i risultati dovranno essere applicati, indicano nella Medicina Generale un contesto privilegiato per la sperimentazione clinica. Il medico di medicina generale, infatti, vive la propria mission sul territorio, non in ambulatori specifici per patologia. Egli prende in carico il paziente nella sua complessità, nella sua totalità, con le sue comorbidità, con la sua polifarmacoterapia, con il contesto sociale e culturale in cui è eradicato e da cui non può prescindere.

I medici di medicina generale si trovano oggi a dover spesso mettere in pratica raccomandazioni che derivano da studi effettuati in ambito ospedaliero o specialistico, su pazienti “selezionati”, diversi rispetto a quelli che si incontrano ogni giorno negli ambulatori del medico di famiglia. Ecco, dunque, che il medico che agisce sul territorio e sul paziente “reale”, si riscopre risorsa imprescindibile, se pur finora sconosciuta ai più, per la ricerca clinica medica. In particolare nel post-marketing il MMG ricopre un ruolo fondamentale: infatti la ricerca su un farmaco non termina con la sua immissione in commercio ma occorre comprendere quale sia (in un setting “reale”) l’aderenza, il profilo di sicurezza e l’effectiveness (non solo l’efficacy).

Tuttavia, l’unico modo per ottenere risposte valide dal punto di vista scientifico appare quello di creare reti di medici che, definendo un’ipotesi comune da esplorare, seguano un metodo uguale per tutti. Per questo motivo la FIMMG ha fortemente voluto la Scuola di Ricerca in Medicina Generale che si propone di colmare il gap tra ricerca ospedaliera e del territorio formando un gruppo di Sperimentatori del farmaco in grado di partecipare a progetti di ricerca sui farmaci in fase pre- e post-marketing. La proposta di FIMMG assume ancor più significato, se si pensa al momento storico che vive la medicina generale, forse mai come ora esposta a forti cambiamenti nella sua gestione ed organizzazione. Nella prospettiva che si costituiscano le tanto attese aggregazioni funzionali territoriali, la formazione di nuove figure di medici di medicina generale sperimentatori da inserire in modo capillare presso le stesse aggregazioni appare una scelta vincente affinchè essi costituiscano un punto di riferimento per la ricerca e per l’avvio e la gestione delle attività ad essa correlate.

Il programma della Scuola, che si svolge nell’arco di 3 intense giornate, copre un ampio ventaglio di argomenti (scientifici, tecnico-normativi ed etici), la cui conoscenza è fondamentale per svolgere attività di ricerca. Spesso questi argomenti sono trattati superficialmente o completamente omessi dai Corsi di Laurea in Medicina e, talvolta, anche dai Corsi di Formazione Specifica in Medicina Generale. Per questa ragione, degna di nota appare la scelta di estendere la possibilità di aderire alla Scuola di ricerca clinica in medicina generale a medici frequentanti il corso di Formazione Specifica in medicina Generale, costituendo essi stessi gli attori futuri della medicina generale di domani.
In conclusione, si può dire che la FIMMG guarda al futuro della ricerca con rinnovata speranza, forte anche delle recenti dichiarazioni dell’AIFA riguardo al coinvolgimento della medicina territoriale nella sperimentazione clinica, ed anche in questo ambito non perde l’occasione per valorizzare la medicina generale.

Alberto Finazzi
coordinatore FIMMG Form Lombardia

Stefano Celotto
responsabile nazionale area scientifica e
coordinatore FIMMG Form Friuli Venezia Giulia

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